Adattamento drammaturgico e regia:

Gill Menozzi

Con:

Chiara Castellari, Giada Castellari, Emanuela Volponi, Marco Di Bari, Daniele Bondavalli e la voce di Luca Luppi.

La trama del mito è lineare e celebre: Medea e Giasone dopo essere scappati dalla Tessaglia in seguito alla conquista del Vello d’Oro, trovano rifugio a Corinto presso il re Creonte; qui Giasone però abbandonerà la moglie e i suoi due figli per sposare Glauce, principessa di Corinto e figlia di Creonte, a causa della propria sete di potere (vuole diventare re di Corinto alla morte di Creonte, che lo accetta come erede non avendone maschi naturali).

In modo ostinato lo spettacolo riparte da questo punto della tragedia tenendo al centro dell’attenzione Medea e il suo gesto, i suoi motivi, provando però a rileggerli seguendo il filo di due grandi maestri del cinema danese – Dreyer e Von Trier. Il testo dello spettacolo è ripreso infatti dalla sceneggiatura di Dreyer (mai trasposta in forma filmica dallo stesso), adattato alla versione cinematografica che Von Trier ne fece agli esordi della sua carriera.

Al centro è Medea, si diceva. Ma abbiamo cercato di dare una dimensione propria all’altra donna, Glauce, che non è mai stato un personaggio con un vero e proprio diritto di parola nelle opere dei drammaturghi classici (in Euripide non ha nemmeno un nome); e invece è capace di provare gelosia nei confronti di Giasone – non si concederà a lui fino a quando Medea non sarà esiliata – e lo pilota nel gioco erotico del desiderio, trascinandolo verso la dipendenza e risultando più incisiva dello stesso Creonte per convincerlo ad abbandonare Medea.

Giasone si rivela per quello che è: un burattino i cui fili sono tirati dalle mani del desiderio sessuale verso una donna più giovane di Medea e della brama di potere.

Medea, donna e madre, uccide i figli quando non è più “vista” dal mediocre Giasone, uomo senza volto, senza voce, dal fisico possente quando crede di avere in mano le redini del suo destino, magro e sofferente davanti alla manifesta impossibilità di portare avanti il suo controllo, il suo potere di “capofamiglia”, davanti alla fine della sua vita come uomo, padre, re.

E nell’abiezione di Medea i figli non sono né soggetto, né oggetto. Preferisce ucciderli piuttosto che affidarli alla nuova sposa del marito che pure, accogliendoli, li salverebbe dall’esilio.

Allora, forse, non si tratta più di vendetta; ma di cosa, dunque?

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Appuntamento

Venerdì 25 novembre 2022

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Orario

21.00

Ingresso

Biglietti in prevendita presso Tabaccheria Merlini – Sant’Ilario d’Enza

PRENOTAZIONE AI NUMERI 328/9071004 – 328/6019875

INTERO – 8€

TESSERATI CISL – 6€